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Un Trofeo “stile Liverpool”


Anche se ho la testa altrove, proseguo la mia recente tradizione …

Dalla Gazzetta dello Sport:

Inter: coppa in stile Liverpool

I nerazzurri rimontano la Roma dallo 0-3 e la battono ai supplementari 4-3. I gol: doppietta di Vieira, Crespo e Figo per l’Inter, Mancini e doppio Aquilani per i giallorossi

Foto: Patrick Vieira festeggia con Maicon.

MILANO, 26 agosto 2006 – L’Inter riparte da dove aveva cominciato l’anno scorso. Dodici mesi fa i nerazzurri si erano imposti a Torino sulla Juventus con un un gol di Veron ai supplementari e non senza qualche polemica, quest’anno i ragazzi di Mancini battono 4-3 la Roma dopo essersi trovati sotto di tre gol e si aggiudicano la terza Supercoppa italiana della loro storia (oltre a quella dell’anno scorso anno, i nerazzurri vinsero nel 1989, battendo la Samp 2-0). Si conferma così la tradizione di questo trofeo d’agosto, che ha visto prevalere la vincitrice dello scudetto per 15 volte su 19.
Un successo meritato quello dei nerazzurri, alla luce di un grande secondo tempo. La Roma può rammaricarsi per il risultato, ma, specie nel primo tempo, abbiamo riammirato la squadra che l’anno scorso, pur senza Totti per molti mesi, aveva impressionato. Si sono viste piacevolissime giocate palla a terra di giocatori abili tecnicamente e negli inserimenti, e un Totti che, seppur lontano dalla miglior condizione, è sempre in grado di sfornare assist al bacio. Viene il sospetto che questa squadra, con una punta da 15-20 gol a stagione (e il Vucinic di due anni fa potrebbe esserlo), sia in grado di competere ai massimi livelli. Qualche dubbio sulla condizione fisica e sulla tenuta di una difesa che in precampionato si era sempre comportata bene resta, ma a Spalletti, al di là dell’evidente rammarico, non rimangono solo spunti negativi. Indecifrabile l’Inter, almeno fino all’ingresso di Crespo per Adriano: più della totale inefficienza del brasiliano, aveva stupito la fragilità difensiva, l’incapacità di cambiare ritmo e la prevedibilità della manovra. Copione opposto nella ripresa, soprattutto dopo la sostituzione di Mancini che ha cambiato l’inerzia della partita. Da quel momento si è vista una squadra tonica, pronta a recuperare palla e a rimanere sempre corta. Un vero gruppo insomma, in grado di competere per tutti i trofei che lo vedranno impegnato quest’anno. Restano i dubbi su Adriano, autore di una prova impalpabile e ben lontano dalla minima intesa con Ibrahimovic.

GLI SCHIERAMENTI – Mancini conferma la formazione annunciata alla vigilia. In difesa la squalifica di Cordoba dà il via libera alla coppia Materazzi-Samuel, con Zanetti che vince il ballottaggio con Maicon a destra e Grosso, uno dei 5 campioni del mondo in campo (assieme al compagno Materazzi e ai giallorossi, Totti, Perrotta e De Rossi), a spingere a sinistra. In attacco c’è la coppia dei sogni Adriano-Ibrahimovic, che insieme al compagno Vieira riparte da bicampione d’Italia (sul campo con la Juve, a tavolino con l’Inter). Spalletti non porta neppure in panchina il neoacquisto Pizarro e conferma il 4-2-3-1.

PRIMO TEMPO – I tifosi dell’Inter celebrano lo scudetto assegnatogli dalla Federcalcio con alcuni striscioni “Ne siamo fieri”, “Nessun titolo ha più valore della lealtà e dell’onore”, “Adesso dimostriamogli che si può vincere senza rubare”. Dopo 7′ il primo sussulto: Figo salta Cufrè e mette in mezzo per Stankovic, che però preferisce un difficile tentativo di assist alla conclusione. Reagisce subito la Roma: splendida idea di Totti per Taddei in area, poi Mancini spreca con un sinistro in curva. Al 13′ un pasticcio tra Zanetti (che perde Mancini e si lascia sfilare dalla palla) e Toldo (non molto sicuro in uscita), su un cross di Panucci regala allo scaltro Mancini, bravo a toccare di testa, il vantaggio per la Roma. L’Inter accusa il colpo e 5′ più tardi Toldo è bravissimo sulla conclusione di Aquilani, smarcato da Taddei in area. Solo Figo prova a scuotere i nerazzurri, ma la Roma gioca meglio. Da manuale il secondo gol: Aquilani scambia con Totti (un gioiello l’assist del capitano), i due centrali nerazzurri sono sorpresi dall’ennesimo inserimento da dietro e il nazionale Under 21 è freddo nel superare l’incolpevole Toldo. La difesa di nerazzurra, priva di punti di riferimento, perde la bussola: al 34′ Mancini avvia un’aziona da sinistra, apre per Taddei, cross rasoterra del brasiliano da destra, finta di Perrotta che libera Aquilani nell’area piccola. Per l’uomo che dovrebbe lasciare il posto a Pizarro, che a S. Siro ha offerto quantità e qualità, è doppietta. Ma in chiusura di tempo Vieira, uno dei migliori dell’Inter, svetta su una punizione di Figo e ridà speranza ai nerazzurri.

SECONDO TEMPO – Si riparte senza cambi, ma il brillante Figo ora agisce in posizione più centrale. Dopo 9′ entra Maicon per il deludente Grosso, con Zanetti che passa a sinistra. Il pubblico nerazzurro riprende un po’ di coraggio, ma l’Inter fatica a creare pericoli. Cosi al 16′ lo sconsolato Adriano lascia il posto a Crespo. E’ la mossa che cambia la partita. L’ex centravanti del Chelsea ci mette 4′ prima di svettare di testa sul cross di Stankovic, anticipare Chivu e superare Doni. La Roma ora è meno efficace nel ripartire e l ‘Inter crede nella rimonta. I giallorossi si fanno schiacciare nella propria area e al 29′ il pareggio è cosa fatta: Cambiasso ripropone in area per Crespo, bel tacco dell’argentino a smarcare Ibrahimovic, il sinistro dello svedese non è un granchè, ma diventa un assist per Vieira, che supera Doni. La Roma non è più pericolosa, l’Inter, spinta da Figo potrebbe anche vincere un minuto prima del 90’. Crespo, ancora lui, mette sul destro di Ibrahimovic la palla della vittoria, ma lo svedese calcia a lato a due passi da Doni.

SUPPLEMENTARI – Le squadre sono stanche. Per sbloccare la gara ci vorrebbe o un errore delle difese o una prodezza di un campione. Ma per Luis Figo esistono solo i capolavori: al 4′ del primo supplementare il portoghese pennella una punizione dai 25 metri che sorprende Doni. La partita si chiude di fatto 6′ dopo, quando Saccani espelle Chivu, reo di averlo applaudito dopo una punizione concessa a Figo.

Jacopo Gerna

Corsi e ricorsi …


Ormai è diventata una mia piccola tradizione, in questo diario aggiornato poco di frequente …

Dalla Gazzetta dello Sport:

Inter, la Coppa è ancora tua

Per il secondo anno consecutivo i nerazzurri si aggiudicano il trofeo battendo 3-1 una Roma incompleta. Gol di Cambiasso, Cruz, Martins e Nonda. Al 54′ Totti, dopo 81 giorni, torna a giocare
Roma battuta 3-1 e l’Inter fa festa.
MILANO, 11 maggio 2006 – L?Inter conquista la quinta coppa Italia della propria storia. Forse sarà un premio di consolazione, per i mancati successi in Champions e campionato, ma è sempre meglio che niente. Mancini alza al cielo milanese la sua decima Coppa (sei da giocatore, quattro da allenatore), ed è il primo tecnico a vincerne tre di fila. Se per il Mancio si è trattato dell?ultima uscita a San Siro (l?ombra di Capello si allunga sulla sua panchina) potrà consolarsi parzialmente così, oltre ad aver avuto il merito di dare un gioco alla propria creatura.
L?Inter vince 3-1, gol di Cambiasso, Cruz, Martins e Nonda, e concede con merito il bis della finale della stagione scorsa: la Roma è costretta di nuovo a inchinarsi. Spalletti cercherà rivincite al Meazza domenica contro il Milan: in ballo c?è una qualificazione Champions che può trasformare una stagione positiva in una ottima. E dopo 81 giorni di assenza è rientrato Totti, che avrà adesso tutto il tempo di recuperare la forma in chiave Mondiali.
LA GARA – Niente pienone a San Siro. I tifosi nerazzurri sono più del previsto, ma non tantissimi, quelli giallorossi sono invece parecchi e chiassosi: a mettere d?accordo tutti solo i cori contro Moggi. Durante la gara, poi, uno sconfinamento dei supporter ospiti provocherà un enorme effetto domino, con alcuni tifosi di casa costretti a rifugiarsi in tribuna stampa. Mancini preferisce Cruz a Martins come partner d?attacco di Adriano. De Rossi prova prima della partita, non ce la fa, e allora si accomoda in panchina accanto a Totti, al suo posto gioca Kharja. Si parte con il botto: affondo di Zanetti sulla destra, palla messa in mezzo e Cambiasso si inventa Adriano per una sera e spedisce in rete dal limite dell?area uno spettacolare bolide di sinistro. La Roma perde Chivu per infortunio, entra Kuffour.
Adriano inventa per Cruz in contropiede, l?argentino in spaccata mette fuori di un niente. Il gol del centravanti è solo rimandato contropiede splendido impostato da Cambiasso, rifinito da Stankovic e concluso da Cruz, che dribbla Doni e appoggia comodo il 2-0, con cui si chiude il primo tempo. 45? più equilibrati di quanto dica il punteggio, con l?Inter che si fa preferire, ma ai punti. I nerazzurri dettano legge in mezzo al campo: la coppia Cambiasso-Pizarro ha più qualità di quella Dacourt-Kharja. Le assenze di Aquilani e De Rossi sono pesanti come macigni. La Roma però non si scompone, e spinge bene sul binario di destra Panucci-Rosi. Il ragazzino in particolare fila via che è un piacere, mettendo spesso in crisi Favalli. Però l?altro baby, Okaka, abbandonato nelle fauci di vecchi draghi come Materazzi e Samuel proprio non punge: sembra la brutta copia di Carew, ex giallorosso mai rimpianto.
Adriano invece c?è, e per davvero. Mobile e prorompente come nelle giornate buone, anche se in fase conclusiva gli manca sempre un centesimo per fare un euro. Ma a quello ci pensa il solito inesorabie Cruz, faccia pulita, ma un killer in zona gol. Secondo tempo. La Roma, pur spuntata, prova a fare qualcosa di più. Mancini, ci prova dalla distanza, ma fa il solletico a Julio Cesar. Al 9? il momento più atteso: esce Okaka, rientra Totti. Una scossa di adrenalina che scuote San Siro. Stankovic si fa male, dentro Solari. Il ritmo adesso è basso, l?Inter gestisce la gara, facendo girare palla, la Roma ha il cuore, ma non le risorse per pungere. Totti – prestazione confortante la sua – mette i brividi a Julio Cesar con un destro incrociato che avrebbe meritato miglior sorte. Il gol lo trova invece Martins, dopo un?incursione in area di Cruz. C?è ancora il tempo per un bel gol di testa dell?oggetto misterioso Nonda su punizione di Totti, poi l?Inter celebra una coppa onesta, e non è poco di questi tempi, e dà un senso alla propria stagione. Se Mancini e Adriano rimarranno i nerazzurri daranno continuità ad un progetto perfettibile, ma consistente, se sarà rivoluzione ci saranno basi importanti dalla quali ripartire.

Riccardo Pratesi

Ciao Anett


Non ti ho mai sopportato tanto, fin dalla prima volta che ti abbiamo portato a casa e hai cercato di mordermi; davi un sacco di problemi e, nonostante la tua forza, hai avuto un mucchio di problemi di salute. Eri un impegno continuo sia dal punto di vista fisico che economico e quasi sempre non era nemmeno gratificante occuparsi di te per il tuo carattere lunatico ed imprevedibile.
Ma tuttavia ti volevo bene, perché in fondo eri buona e non hai avuto un’esistenza fortunatissima e comunque eri una presenza che, incredibile a dirsi, mi manca già.
Ciao cagnona.

Un altro piccolo tassello …


Si tratta sempre di un trofeo di secondo piano, ma contribuisce comunque ad allietare il morale … continuiamo così !

Dalla Gazzetta dello Sport:

TORINO, 20 agosto 2005 – L?Inter ci ha preso gusto. Dopo la coppa Italia, atto finale della passata stagione, comincia l?anno agonistico 2004-05 alzando al cielo nero di Torino la Supercoppa. La seconda della storia nerazzurra, dopo quella conquistata nel 1989. Un successo benaugurante e significativo: è solo la quarta volta in 18 edizioni che la Supercoppa se l?aggiudica il detentore della coppa Italia. L?Inter vince al cospetto della corazzata Juventus: a tratti soffre, ma non rinuncia mai a giocare, e si impone nel segno dei “piedi buoni” con in campo il modulo con il doppio regista Pizarro-Veron, per alcuni critici un?utopia tattica. E proprio la Brujita, compagno di squadra alla Sampdoria e poi suo pupillo da giocatore, regala a Mancini il successo ai supplementari con un destro perentorio che corona una perfetta azione di contropiede.